Manutenzione del marmo senza acidi

Perché pulire il marmo senza usare acidi aggressivi

Perché pulire il marmo senza usare acidi aggressivi

La maestosità del marmo nasconde una vulnerabilità chimica sorprendente. Considerato eterno, questo materiale naturale è in realtà l’espressione di un delicato equilibrio di minerali che può essere seriamente compromesso col più piccolo dei gesti. Gli acidi, anche quelli contenuti in sostanze che ci sembrano innocue, corrodono il marmo. In alcuni casi, istantaneamente.

Dietro la superficie di questa pietra pregiata, si nasconde infatti un’architettura salina che non si sottrae alle leggi della chimica.

Perché gli acidi rovinano il marmo? La spiegazione chimica

Il marmo è una pietra solida e molto durevole, resistente agli urti e capace di sopportare grossi carichi, ma è anche un materiale poroso e molto delicato, che teme l’acqua e gli acidi. Lasciare il marmo bagnato a lungo può opacizzarlo e favorire la formazione di macchie molto difficili da eliminare. Usare un acido su un pavimento o su un piano in marmo, però, ha effetti decisamente più disastrosi.

Gli acidi – tutti gli acidi, anche quelli che possono sembrarci più innocui – sono il principale nemico del marmo. E dietro questa inimicizia, ovviamente, c’è la chimica. Il marmo è una roccia composta quasi interamente da carbonato di calcio (CaCO3), un sale inorganico a sua volta costituito dall’unione di due parti che si attraggono elettricamente, il catione calcio (Ca2+) e l’anione carbonato (CO32-).

Finché rimangono uniti nel loro reticolo cristallino, questi ioni formano una pietra durissima e compatta. Nel momento però in cui un acido entra in contatto con il marmo, avviene una reazione chimica dirompente: versare acido sul carbonato di calcio significa liberare degli ioni idrogeno (H+), che hanno un’attrazione chimica per il carbonato molto più forte di quella che lo tiene legato al calcio. L’acido, quindi, attacca lo ione carbonato legandosi ad esso (e con ciò “strappandolo” al calcio).

Quando due ioni Idrogeno si legano al carbonato, generano acido carbonico (H2CO3), un composto estremamente instabile che tende a trasformarsi istantaneamente in acqua e anidride carbonica (ben visibile nelle classiche bollicine che si formano quando si versa dell’acido forte sul marmo). Il calcio, in tutto ciò, rimasto senza la sua controparte negativa, diventa uno ione libero, quindi si stacca dalla pietra e si lega alla parte negativa dell’acido, dando vita a un sale estremamente solubile in acqua, e quindi molto facile da portare via mentre si pulisce. Ed è così che la superficie del marmo si corrode, perdendo compattezza e con ciò la capacità di riflettere la luce.

Manutenzione del marmo senza acidi: i pericoli nascosti

I danni degli acidi sul marmo possono andare ben oltre la corrosione istantanea. Il marmo infatti è un materiale molto poroso, perciò una volta che l’acido ha attaccato gli strati superficiali, le macchie possono penetrare in profondità e diventare così praticamente impossibili da eliminare. Pulire il marmo senza acidi è una regola più che fondamentale, e come anticipato riguarda anche alcuni acidi che tendiamo a considerare innocui.

Alcune sostanze naturali, perfette per la pulizia di vetro e altri materiali, possono essere letali per il marmo. L’aceto per esempio (anche quello del sapone per piatti) contiene acido acetico e perciò corrode il marmo in pochi secondi, mentre il succo di limone contiene un acido ancora più aggressivo nei confronti del carbonato di calcio. Sostanze del genere possono opacizzare (vedi: consumare) la superficie in pochi istanti.

Un altro prodotto da non utilizzare mai sul marmo è l’anticalcare: la sua funzione, infatti, è proprio quella di sciogliere il carbonato di calcio, che compone il calcare ma anche la nostra preziosa pietra naturale. Altri nemici del marmo sono:

  • Vino e frutta: contengono acido tartarico e acido malico. Soprattutto i vini bianchi e i succhi di frutta possono corrodere il marmo, anche se più lentamente del limone;
  • Bibite gassate: sono ricche di acido ortofosforico e citrico;
  • Latte e yogurt: la fermentazione batterica produce acido lattico, un agente corrosivo lento ma efficace;
  • Prodotti per il bagno e disincrostanti: a base di acido cloridrico o solforico, causano danni profondi e immediati;
  • Cosmetici e creme: molti sieri per il viso, creme anti-età ed esfolianti usano acido glicolico e acido salicilico per rimuovere le cellule morte dalla pelle; gli stessi acidi, però, possono agire sul marmo del lavabo.

Manutenzione del marmo: la regola del pH neutro

La strategia più sensata per evitare di danneggiare il marmo è puntare sul pH neutro, cioè usare sostanze e prodotti con pH 7 (o il più vicino possibile a questo grado di acidità).

Per riassumere questo concetto:

  • Acidi (pH inferiore a 7): hanno un’alta concentrazione di ioni H+, responsabili della scomposizione del carbonato di calcio;
  • pH neutro (pari a 7): le sostanze con questo grado di acidità, come l’acqua pura, non contengono abbastanza ioni H+ liberi per innescare la reazione che corrode il marmo;
  • Basi, o alcalini (pH superiore a 7): la quantità di ioni H+ è talmente insignificante che questi vengono neutralizzati ancora prima di toccare la pietra. Per questo sostanze basiche come il sapone di Marsiglia (pH 9-10) e l’ammoniaca (pH 11) possono essere usati sul marmo.

Le basi, però, richiedono cautela: se è vero che si possono usare ammoniaca e candeggina sul carbonato di calcio perché tendono a non reagire con la pietra, è altrettanto vero che il marmo non è composto al 100% da carbonato di calcio. Pavimenti e rivestimenti possono contenere metalli e impurità organiche che possono reagire con le basi, causando nel tempo macchie brune o giallastre. Inoltre, se una base forte penetra nei pori e non viene risciacquata, può formare cristalli di sale diversi che, espandendosi, creano delle micro-crepe nel marmo.

Vanno poi considerate le altre proprietà di una sostanza: il bicarbonato, per esempio, ha un pH abbastanza neutro, ma è fortemente abrasivo, quindi può opacizzare il marmo (anche se diluito in acqua).

Perché scegliere i detergenti delicati per pulire il marmo?

Il pH neutro, di per sé, non è sufficiente a garantire la salute del marmo. Un detergente neutro potrebbe contenere profumi, coloranti o addensanti in gran quantità: queste sostanze non sono corrosive, ma possono lasciare residui che col tempo attirano lo sporco e rovinano la pietra. Prodotti troppo “forti” come alcuni sgrassatori, invece, possono aggredire i trattamenti protettivi come cere e impermeabilizzanti, lasciando le superfici pericolosamente esposte.

Pulire il marmo richiede anche una certa delicatezza. Il metodo più indicato per la pulizia quotidiana prevede l’uso di acqua tiepida, detergente neutro (o sapone di Marsiglia) e panno morbido in microfibra. Se l’esigenza è quella di igienizzare le superfici, invece, si può usare dell’alcol etilico diluito in acqua, che ha un pH quasi neutro ed evapora in fretta senza lasciare aloni. Per la lucidatura del marmo, infine, è sufficiente un panno morbido in lana o in microfibra.

Al netto di qualche “rimedio casalingo” efficace, è comunque consigliabile scegliere un detergente neutro appositamente formulato per superfici delicate. I prodotti specifici, infatti, contengono agenti sequestranti, che impediscono ai minerali di depositarsi sul marmo, e tensioattivi selezionati (anche di origine vegetale) che permettono di pulire in profondità senza intaccare il materiale. I detergenti, inoltre, sono progettati per avere un pH stabile constantemente compreso tra 7 e 8.

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LA CHIMICA È VITA. TUTTO QUELLO CHE CI CIRCONDA È FATTO DI CHIMICA.

Tutto quello che ci circonda è retto dalle leggi della chimica. Basti pensare all’elemento che più interpreta la vita: l’acqua! Quella semplice formula chimica: H2O, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno legati da dinamiche chimiche che generano vita! Un elemento semplice e complesso allo stesso modo

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